Udine, la piccola città dimenticata

Udine

Sono a Udine, piccola città dove sono cresciuto. Sono qui per lavoro, ma passeggiando per la città penso a cosa abbia rappresentato per me questo posto.

Quando torno dove riposano i miei genitori, mi assale sempre una certa malinconia per il vissuto che ho passato qui (e che é ancora presente nella mia memoria), ma anche per lo stato di splendida invisibilità in cui versa questa città. Sono qui per Friuli Doc, una splendida manifestazione che mette in mostra il meglio del gusto di questi posti. È una mastodontica fiera che richiama centinaia di migliaia di persone in città e mi ha stupito molto. Il motivo? Semplice. È fatta a misura di bambini, per far capire loro la splendida ricchezza di prodotti, paesaggi, ecosistemi che offre il territorio attorno a Udine e per far loro apprezzare quello che questa ricchezza porta sulle loro tavole.

I bambini liberi.

Udine, però, ti mostra a ogni via e a ogni incrocio una cosa più importante ancora. Ci sono poche città in Italia dove si può essere bambini sereni come nel capoluogo friulano. Un piccolo centro (meno di 100 mila abitanti) rispettoso dei bisogni dei più piccoli che oggi ho visto scorrazzare a frotte per le vie piene di gente del centro, impreziosite dalla manifestazione Friuli Doc. Questo è un posto dove essere bambini é una fortuna e dove le famiglie possono poggiare le loro speranze su condizioni di maggiore sicurezza. Udine, però, ha anche il suo lato B. Sto parlando del piccolo mondo antico che vi si sviluppa da sempre, ammorbando la mente e i sogni di chi poi diventa grande e vuole aprirsi al mondo. Udine é un posto dove diventare grandi e restare qui, in questa perla dimenticata da se stessa, é una resa a un’esistenza immobile e ripetuta come un gioco di ruolo nel quale nulla cambia mai. Udine mia, ti amo, ma non tornerei mai.

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