Cosa centrano Salvini, Facebook, la Brexit, la giornalista Carole Cadwalladr e la giapponese che sta disegnando un capolavoro del Rinascimento Italiano nel suo computer ed è seduta vicino a me qui al bar?

Mo te lo spiego. Ho preso coscienza in questi giorni, guardando una foto di mio papà, di un problema grosso che affligge noi e i nostri figli. La foto del volto buono e un po’ stranito di Elio Facchini, mio padre, rappresenta per me qualcosa che avevo dimenticato di avere, in questi giorni così difficili da capire. Rappresenta il mio passato e quello di mio figlio. Il passato comincia a essere una cosa di cui non percepiamo più il valore, proiettati dai nostri schermi a vivere in un costante presente. Poi è arrivata Carole Cadwalladr, la giornalista dell’Observer, a farmi capire il resto. A cominciare dal rutilante mondo di Facebook.

Il Ted speech di Vancouver.

 

La signora Carole Cadwaalladr è quella che ha inchiodato Facebook con il caso Cambridge Analytica. Se vuoi saperne di più clicca qui. Insomma è una che non dice scemate. In questo intervento, tradotto integralmente qui, la signora parla dell’effetto di Facebook sula Brexit. Sostanzialmente racconta che, dopo il referendum nel quale vinse il “Leave”, fu mandata dal suo direttore in Galles dove era cresciuta a vedere come mai quella contea era fra quelle che avevano espresso un tasso altissimo di “Leave”, di volontà di lasciare la Ue. E’ surreale la sua descrizione dello smarrimento della gente che, motivando il suo pro all’abbandono dell’Unione, si riferiva a non ben precisate propagande viste sui social, di problemi o allarmi imminenti, che, dopo l’esito dei referendum, erano sparite senza lasciare traccia.

Il passato sparito.

La pubblicità massiccia pro Brexit aveva e ha creato una bolla di un presente allarmante che, lo dice a Cadwalladr, era sparita subito dopo aver ottenuto il suo risultato. Facebook, a richiesta, non ha mai fornito specifiche su quegli avvisi di insicurezza, di arrivo di grossi problemi in Galles e di invasione di immigrati. Una pubblicità massiccia, insistente, un bombardamento che ha creato una sensazione di minaccia imminente.

Eppure pochi giorni dopo era tutto sparito e, facendo ricerche su Facebook, era impossibile risalire anche soltanto a una di quelle grafiche, di quelle foto. Una parlava di 76 milioni di turchi pronti a invadere l’Europa (sono in tutto 79 miioni). Insomma, questa è la prova documentata che un intero popolo è stato “ipnotizzato” da una falsa rappresentazione del presente, finalizzata a un risultato di manipolazione del consenso. Una volta ottenuto il goal, il presente costruito è sparito senza lasciare traccia. I presente non è diventato passato. Anche il passato è sparito assieme al presente.

Siamo barchette in un mare in tempesta.

Questa lettura è stata assolutamente determinante nel farmi comprendere come la vera devianza cui ci sottopongono i social è quella del non avere passato. Già, la percezione del tempo andato, che le foto sui comodini perpetuavano fino a ingiallirsi, non è più una possibilità che abbiamo e questo ci sta danneggiando, ma soprattutto sta danneggiando i nostri figli. Anche in Italia stiamo subendo lo stesso trattamento avuto dagli inglesi, dalla macchina del consenso del Leader della Lega Matteo Salvini.

Dentro Facebook il nostro caro leader sta macinando una valanga di avvisi (con soldi dei quali mi piacerebbe tanto sapere la provenienza) su un’Italia massacrata da problematiche di immigrazione, reati, stupri, assassini e quanto altro possa creare insicurezza. Poi il nostro condisce il tutto separando i buoni dai cattivi e facendo scendere il dibattito politico a raffica di slogan. In mezzo ci siamo noi, pro o contro non importa: siamo barchette in mezzo al’oceano in tempesta. Una tempesta guidata dallo staff di Salvini e dai soldi che immette su Facebook. Guarda caso, come puoi leggere, i social network di Menlo Park si guarda bene dal mettere in piazza i suoi rapporti con chi butta migliaia di euro al giorno nella macchina.

Anche se voti Lega ascolta un attimo.

Così viviamo in un eterno presente allarmante, inferocito, iniquo, tifoso, fazioso, fascista (da ogni lato), perché è così che ci costringono a dare il nostro consenso. Se vuoi cercare il passato, tuttavia, di tutti quelli che eruttano cose sui social, non lo troverai. Sparisce in poche ore. Sei sicuro che come genitore vuoi far vivere in un mondo così tuo figlio? Ti propongo una cosa. Non voglio convincerti ad avere convinzioni diverse da quelle che hai, ma posso sperare che tu inverta la tendenza sui social pubblicando cose che resistono al tempo e stando attento a qualsiasi cosa faccia rima con allarme, invasione, tragedia imminente.

Tutto questo non è reale.

Ti prego non farti fregare il passato perché non tornerà più. Ti prego per i tuoi figli, per i miei figli. Coltiva il passato perché sia memoria di quello che decidi, che pensi, che fai. La prossima volta che guardi la foto di tua mamma ricordati che devi, devi, devi custodire il tuo passato. Se no te lo portano via, assieme a quello dei tuoi figli. Il furto del passato che ci lasciamo fare in nome di un eterno presente è un furto di cui pagheremo le spese perché sarà il primo modo per restare scoperti di fronte a una possibile emergenza. Siamo bandierine influenzabilissime da una rappresentazione della realtà che ci compare nel telefonino e che è la distorsione del vero asservita a qualunque mente danarosa voglia trarne un qualsivoglia vantaggio.

La giovane giapponese che sta disegnando al computer di fianco a me (Facchini)

La giapponese vicino a me.

Mentre lavoro al comporsi di queste parole, vicino a me, qui al bar, c’è una giapponesina che disegna da ore un pezzettino di un dipinto del Rinascimento Italiano con una pazienza superba. E’ una studentessa che ha fatto migliaia di chilometri per consegnare la propria vita e il proprio futuro allo studio del  nostro passato. Proprio quel passato sul quale stiamo defecando volgarmente, sballottati su Facebook da un meme di Salvini o da un post chic di qualcuno di sinistra.

Quei meme, quegli spot continui, sono bellamente tollerati da Facebook. Intanto io e te viviamo un presente che è sempre peggio e abbiamo perso il passato perché anche con una semplice ricerca non possiamo più trovare quel meme falso in base al quale abbiamo pensato che “si, ci vorrebbe il mitra”. Non abbiamo nemmeno le prove delle nostre decisioni di pancia che prendiamo per aver visto una cosa particolarmente allarmante (e spesso falsa) per poi non avere nemmeno il tempo di capire da dove arriva la notizia e se è vera.

“Ok va bene il mitra”

Intanto, infatti, arriva il tempo di prendere una decisione e, pur di conservare il tuo culo al sicuro, sei pronto a dire: “Ok, va bene il mitra”. Eppure se qualcuno, poi chiede verifica della prova su cui è basata una decisione di pancia, ben pochi possono andare su Facebook e ricercare quello spot che ha destato così tanta paura. Non c’è e se glielo chiedi a Facebook non te lo da. Mi fa incazzare: questa cosa sta facendo sparire il  nostro passato dopo un atttimo, sta condizionando il nostro presente e minando il futuro di mio figlio. E del tuo.

Nessuno può rubare il tuo passato e tu non puoi vivere basando le tue scelte (di qualsiasi tipo) del presente su una rappresentazione che non esiste. Io sono il mio passato (nella foto in evidenza trovi mia mamma) e i social certamente non me lo ruberanno più. Tu cosa vuoi fare con il tuo?

Ehi, già che ci sei, leggi anche questo…. Lo spiega bene il professor Barberis. Si chiama populismo digitale, è una macchina da guerra. E tu sei la vittima.