Ehi, ciao. Io sono incazzato. Molto. E voi?

Ero a Londra mentre succedeva il fattaccio di quell’infame d’uomo che ha dato fuoco a un bus, tragedia solo sfiorata per la presenza di spirito di alcuni ragazzi seguestrati che hanno dato l’allarme con i loro cellulari, dando il via poi alla fuga dei 52 giovani prigionieri. Ho provato un gelo sulla schiena a pensare che dentro quel bus, in mezzo a quell’atto di terrorismo, poteva esserci mio figlio, ma subito dopo mi è venuto da vomitare. Perché? Adesso te lo spiego.

Gli sporchi politicanti, i giornalisti sciacalli e il padre superficiale.

Agli onori delle cronache è balzato il prode Rami, 13enne che ha iniziato l’azione di allarme, ma anche il suo amico Adam. Della loro privacy e della loro necessità di riprendersi se ne sono strafregati tutti, a cominciare da quel gran superficiale del padre di Rami che credo abbia iniziato per primo il dibattito che si è scatenato addosso a quei ragazzetti, senza che loro lo volessero. “E’ stato un eroe, dategli la cittadinanza!” ha sproloquiato,

Un diritto alla berlina.

Una vergogna assoluta, una vergogna che ha violentato ancora una volta questi poveri ragazzi dopo la tragedia di aver subito un attacco terroristico. Addirittura ho visto il ragazzo in volto, forse ne ho visti anche altri. Ma si, dai quello che conta è avere il titolo, è avere l’eroe, è dargli il premio.

La cittadinanza non è un premio. Vergognatevi.

E’ un diritto di chi, come Adam e Rami, nasce qui. E’ anche un diritto di chi paga le tasse qui, di chi sceglie davvero questo paese. Non è un premio. E’ un valore, un valore da condividere in questo momento in cui la parola valore non ha valore. Invece quello sporco di Salvini è saltato sul carro e ha usato il povero bambino per fare ancora una giravolta sul cadavere di un diritto sul quale stiamo cagando, il diritto a essere cittadini del posto dove si nasce. Certo non ha fatto di meglio il resto dell’emiciclo politico buttando nel cesso i diritti elementari di questi bambini e sparando altrettanta propaganda. Questo dibattito non doveva esserci, il meccanismo cittadinanza=premio è iniquo e produrrà danni.

I figli di serie B.

Così Rami, non so per quale aggiramento della legge vigente, potrebbe diventare italiano, ma gli altri no… o magari Rami e Adam sì, ma gli altri no. Questo creerà un’altra violenza sui bambini perché c’è chi diventerà un figlio di serie A (con questo ricco premio dell’appartenenza a un beneamato popolo) e chi resterà un figlio di serie B. Di chi sto parlando? Anche degli stessi compagni di Rami e Adam che non saranno premiati. Di tutti quelli che stanno vicino a queste giovani vittime della stupidità degli adulti. A pensarci bene il più colpevole di tutta sta questione mi sembra proprio il papà di Rami che, se non sbaglio, è stato il primo a parlare di “cittadinanza” per il suo ragazzo.

La colpa grave.

Forse la paura non gli ha fatto considerare che per premiare il suo bambino ne stava offendendo molti altri. Di chi parlo? Di tutti quei ragazzi, più della metà, che erano nel pullmann e che hanno avuto il solo demerito di avere paura. Di tutti quei figli che sono italiani e che la legge di questo paese fa sentire stranieri. Caro papà di Rami, in fondo quello con cui sono più incazzato sei tu. Avresti dovuto renderti conto di quello che stavi facendo, prima di farlo. Hai l’attenuante della tragedia scampata e della paura avuta di perdere tuo figlio, ma se rifletti e pensi a tutti gli altri figli, capirai che la cazzata è grossa.