Essere Figlio

Pinocchio, la crescita e la lingua italiana

Davide è in un periodo un po’ particolare, ma non te ne parlo: in fondo sono affari suoi. Lo stiamo superando assieme e ci è venuto in soccorso un libro. Si tratta di un capolavoro: Pinocchio, di Carlo Collodi.

Mi è servito per un motivo educativo, ma ho scoperto una pietra preziosa che dovrebbe stare in ogni casa, in ogni scuola, in ogni oratorio.

Il libro di Collodi, se lo leggete in una edizione originale, che riporta esattamente l’Italiano (lo scrivo per rispetto con la “I” maiuscola) utilizzato dall’autore, è un capolavoro assoluto in quanto a ricercatezza dello stile ed eleganza delle parole, ampiezza del vocabolario e classe delle espressioni. Mi sono incantato tra le righe di questo manoscritto, estasiato dal colore delle parole che in rari altri libri ha raggiunto tale vivacità, tale altezza, tale bellezza. Sono passate le ore, sono passati i capitoli, sono volate via le pagine e io e il cucciolo siamo entrati dentro quella storia con lievità, con trasporto, con emozione.

Grazie a questo ritorno sul libro letto da me la prima volta oltre 35 anni fa, si sono moltiplicate le emozioni contrastanti, si sono alternati sentimenti positivi e negativi. Sai che sono un papà sbilenco e impreciso, commetto una valanga di errori, ma non smetto mai di avere una prospettiva positiva. C’è un ambito, però, in cui non riesco a vedere per il bene ed è tutto quello che riguarda il nostro paese. Sono assolutamente atterrito e preoccupato dal clima che vedo e dalla decadenza della nostra nazione. Per questo motivo mi fa male riscoprire la straordinaria lingua di Collodi e pensare alla grande, infinita, classe dell’italiano. E’ senza dubbio la lingua più bella della storia, quella più musicale, più colorarata, più vivida.

La mia lingua è morta, il mio paese è morto.

L’Italiano, però, è anche una lingua morente. E’ parlata da una manciata di milioni di persone che invece di valorizzarla la calpestano, involgarita da una masnada maleodorante di ignoranti che ci governano, impoverita dall’assenza totale di personalità culturali che indichino la strada o scrittori che la facciano sussultare di vita. Io mi sento apolide mentalmente e umanamente, ma anche dal punto di vista della scrittura ho cominciato la via per cambiare pelle, patria, messaggio, vocabolario e lettere. La mia lingua è morta, è stata uccisa.

Anche la mia nazione è morta, l’hanno ammazzata. Per questo mentre leggo Pinocchio spero che mio figlio non studi in Italiano, non scriva in Italiano, non pensi in Italiano. Desidero per lui che parli la lingua del mondo e che vada via da qui, il prima possibile. Lo obbligherò, però, a tornare di tanto in tanto, a sognare tra le righe di Pinocchio, a ricordare che è figlio di un paese che, in vita, è stato grande e ha donato al mondo il meglio dell’arte e della creatività.

Mi sono accorto che è successo qualcosa…

Esattamente quando ho cominciato a sognare in inglese. Già, la mia trasformazione è cominciata e quella di mio figlio sta avvenendo con la sua crescita. Torneremo in Italia, un giorno… nelle righe di un libro che racconta la storia di un burattino.