La vicenda che ho patito con Fastweb non è finita…

Sono appena passate le feste e, sinceramente, ho avuto di meglio da fare rispetto al pensare alla vicenda Facchini vs Fastweb. Tuttavia ti avevo promesso di andare avanti, di farti sapere, di indagare. L’ho fatto e continuerò a farlo, ma intanto ti rimando al primo articolo di questo blog per ricostruire la vicenda che è continuata fino a pochissimi giorni fa e avrà un seguito in sede legale.

Il week end di Sant’Ambrogio e qualche altra presa per il culo.

Avevo lasciato il susseguirsi di colpi di scena e prese per il culo al 6-7 dicembre o giù di lì. Sai, io abito a Milano e il 7 dicembre è Sant’Ambrogio e non si lavora, è festa. In quei giorni, il 7, l’8 e il 9 dicembre 2018, domenica, della mia linea se ne strafregano tutti. All’inizio della settimana successiva mi fanno un altro grande piacere prendendo un appuntamento tipo lunedì 10 alle 10. L’idea di chiamarmi per chiedere se ci sono è chimera. Mi tocca rimbalzare un’altra volta un tecnico e mi rendo disponibile il 12 dicembre 2018. Le prese per il culo, quindi, sono all’ordine del giorno. Ma sta per succedere l’apoteosi.

L’apoteosi: vengo a sapere tutto.

Il 12 dicembre 2018 si reca a casa mia, incredibilmente, il tecnico che aveva fatto il primo trascloco, in un giorno che lui stesso, gentile e disponibile, dice essere il 16 novembre. Fa ripartire tutto e informa che, nel locale cantine, è successa una cosa pazzesca. Le porte, da quattro clienti l’una (parlo dei connettori con le fibre che arrivano dalla strada), sono finite e la mia linea è la quinta e si sta palleggiando la quarta porta con un altro cliente nel palazzo. Il tecnico mi dice che è la mia linea che dovrebbe stare nella quarta porta e non quella del poveraccio che è attaccato in questo momento. Mi rimette tutto in piedi e fa partire la linea come una lippa e mi assicura: “Io dichiarerò in sede a Napoli e a tutti i miei superiori che è lei il danneggiato e che devono mettere un’altra porta per far entrare un’altra fibra dalla strada, ma senza togliere la sua linea attivata”. Il sogno dura un giorno, ma finisce presto. Il fatto che io sia venuto a sapere tutto è una cosa che peggiora la situazione. Perché è chiaro che qui sono intervenute due aziende diverse che, ai danni di due clienti nella stessa casa di Milano, hanno fatto interventi e controinterventi con le linee esistenti senza avvertire che ci voleva una porta da 4 fili in più nel locale cantine.

Il rapportino parla chiaro.

Ho il numero di telefono di quel tecnico che il giorno dopo chiamo disperato. Lui mi risponde esterrefatto. Ho un rapporto suo firmato il 12 dicembre 2018 che parla chiaro e dice: “Impianto manomesso connettore tagliato… rifatto connettore”. E’ la fine, telefono all’avvocato e tiro via tutto. Anche nei giorni successivi ricevo chiamate, ma decido di mandare una raccomandata di disdetta unilaterale del contratto di servizi. Piccolo inciso: come giornalista decido di scrivere a una tipa dell’ufficio stampa. Scrivo il 9 dicembre 2018 e risponde solo il 20 dicembre 2018 di fronte a un mio secondo messaggio. Complimenti. E’ tutto chiaro, molto chiaro. La Fastweb è proprio un’azienda della quale ho compreso molto, in questi due mesi di inferno, davvero molto. Un dedalo di servizi esternalizzati con il peso tutto addossato sul cliente. Con la fibra che viene dichiarata fino a mille mega, ma poi viene “controllata” e calmierata sotto i 200 mega dal fatto che i modem non sono poi delle scheggie, ma soprattutto che il cliente non sa molte cose che dovrebbe sapere.

Protesto e vado avanti: per mio figlio.

La questione, oggi, avrà un’altra puntata, vale a dire una chiacchierata con l’avvocato. Vado avanti perché non posso pensare di poter continuare a stare zitto davanti a un’azienda che trattano la clientela come merda e rimane impunita. Lo voglio fare anche pensando a mio figlio, il quale non può vivere in un paese nel quale l’infrastruttura del web è trattata e allestita così. Mio figlio vivrà grazie al web e allora io mi incazzo. La saga continuerà davanti alle autorità. Ti faccio sapere come finisce.