L’ultimo gol di Paolo Rossi

soccer ball on grass field during daytime
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Il 9 dicembre 2020 è andata via la mia infanzia. Aveva già perso un pezzo il 25 novembre 2020 con la morte di Diego Maradona. La morte di Paolo Rossi è stata molto peggio. Uno smarrimento silenzioso, una sensazione di vuoto. Ho conosciuto Pablito sul lavoro, ma non mi sono lasciato andare ai ricordi. Li ho tenuti per me. Ogni volta che ho chiuso gli occhi, in questi giorni, ho visto immagini di un bambino con una bandiera dell’Italia attaccata a un manico di scopa fatta da sua mamma. Ho sentito tante telefonate passate a sorridere e a ricordare con lui, a parlare di calcio, di un calcio che si poteva toccare.

L’ultima sberla alla mia generazione

La partenza di Paolo ha dato l’ultima sberla alla mia generazione. L’ultimo gol di Paolo Rossi ha tolto i veli a noi 50enni e ci ha denudato in modo definitivo. Ora siamo senza infanzia, senza miti. I ricordi cominciano a sbiadirsi. Dobbiamo decidere, dobbiamo alzarci in piedi e renderci conto di essere nella seconda parte della vita. Siamo una generazione di importanza storica, ma non ce ne stiamo rendendo conto.

Siamo gli ultimi testimoni di una vita senza Internet perché siamo gli ultimi a essere diventati grandi prima che il web ci entrasse in casa. Siamo anche testimoni di una vita prima del Covid-19 che ci ostiniamo a cercare di ricostruire. Non tornerà. La mia generazione è in sofferenza e non sa dove andare, ma se ascoltasse l’eco delle parole di Paolo Rossi saprebbe cosa fare.

Noi vivevamo il calcio con passione. Non dubito che oggi sia lo stesso, però noi eravamo ancora una generazione di calciatori che potevano essere toccati. Proprio così: toccati”

Paolo Rossi

Il messaggio di Paolo Rossi

Queste parole parlavano del suo mondo, del pallone rotolante che è l’unico motore universale che produce felicità. Noi cinquantenni potremmo usare questa immagine per capire che dobbiamo liberarci dalla necessità dell’apparire per cominciare a essere. Abbiamo fallito un sacco di obiettivi, perché ci hanno ficcato dentro a forza la logica della performance, delle aspettative.

Ci siamo dimenticati che si può avere un fisico esile, una faccia come tante, un cognome che hanno altri milioni di connazionali, si può essere nati a Prato e sedersi sopra il tetto del mondo anche senza essere super uomini. Già succede. Paolo Rossi ci ha detto che possiamo toccare il cielo anche se non siamo qualcuno. Adesso non abbiamo scuse, alibi, miti dietro i quali nasconderci. Dobbiamo vincere il nostro mondiale.

Il calcio che si poteva toccare, il calcio dei bambini

Paolo Rossi era davvero un eroe toccabile. Lo chiamavi al telefono e rispondeva. Come lui Collovati, Cabrini, Tardelli. Tutti quegli eroi toccabili del 1982. Io ho vissuto il loro calcio e quando il calcio è cambiato me ne sono andato senza rimpianti. Adesso punto il dito contro l’aberrazione che sta succedendo. Adesso il calcio è un’industria. In questi mesi stanno tentando con tutti i mezzi di tenerla in piedi. I “Panem et circenses” di neroniana memoria funzionano. E noi tutti lì a guardare, mentre il calcio vero muore. A cosa mi riferisco? Alle centinaia di migliaia di nostri figli che il calcio vorrebbero farlo, ma non possono.

L’omicidio del calcio di Paolo Rossi

Il calcio di Paolo Rossi è stato fermato, mortificato, fracassato. Dalla paura del Covid-19 e dal gioco più giocato d’Italia: quello dello scaricamento della responsabilità. Ho compreso in questi giorni che la Federcalcio, per mantenere in piedi il circo dei professionisti, sta massacrando il calcio dei dilettanti e dei bambini in modo reiterato, insistente, burocratico e folle. Le attività delle scuole calcio sono praticamente ferme per i bambini più piccoli a causa di protocolli fuori dalla logica e a causa della responsabilità legale scaricata come un camion di merda sulle teste dei presidenti delle società dilettantistiche.

Vergogna. Questi dirigenti sono persone normali che hanno una vita, un lavoro e una valanga di problemi che vengono moltiplicati dal fatto che se non si rispettano regole assurde per far allenare i bambini si beccano multe salate e magari anche denunzie. Stanno ammazzando il calcio di Paolo Rossi e a me la cosa fa incazzare parecchio.

La Federcalcio si assuma le sue responsabilità

Di conseguenza, sotto di loro, i genitori dei bambini sono paralizzati a loro volta dallo spettacolo dei loro ragazzi che languono sul divano e dalla paura del virus. Nessuno sta preparando un nuovo calcio anche per loro e nessuno sta aiutando i dirigenti delle società sportive del calcio a crearlo per i bambini. Vergogna. La Federazione si assuma la responsabilità dell’uccisione del calcio dei piccoli, della solitudine dei dirigenti, dello smarrimento dei genitori. Faccia qualcosa. Il calcio di Paolo Rossi e il suo ultimo gol non vanno sprecati.

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