Essere Figlio

Inserimento a scuola: torto a bambini e genitori

La mano di papà comincia a non servire, vero Davide? Questa è l’estate delle prime conquiste e dello spettacolo di un giovanotto che cresce. E’ l’estate, però, anche dell’ennesima idiozia perpetrata ai tuoi danni, da una società che ti para i colpi prima che tu li prenda, ma intanto discute sui vaccini.
In questi minuti mi sto dirigendo su un regionalone da Venezia verso Bologna, dove incontrerò Davide per iniziare le vacanze con lui, dopo quasi un mese passato con mamma e nonna. So già che questa è l’estate in cui la mano di papà, quella rassicurazione cercata per spingersi più in là, non servirà più. Passo indietro, papà, faccio io. Già, il giovanotto comincia a lasciare il porto e fare “giringiro” a scoprire come vanno le cose. In acqua, fra la gente, con gli amichetti da ombrellone, con i parenti, gli amici, nelle giornate di sole al mare.

Lo spettacolo è proprio questo.

Credo che questo sia il momento più bello della genitorialità, quello in cui si sta anche un po’ più da parte, un passo indietro, lì nei paraggi, ma senza disturbare. Pronti ad agire, se serve, pronti a dialogare sempre. Pronti a insegnare, ma anche a imparare. Torneremo presto al mare, ma quello che vedrò sarà davvero uno spettacolo, un figlio del mondo che cresce e conquista. Conoscenza, sicurezza, personalità. Su questa strada andremo insieme, pronti anche a vivere i giorni in cui ci sarà qualcosa che non va. Una contrarietà, una tristezza, un dispiacere. Più impareremo insieme a maneggiare questi accadimenti con la stessa leggerezza con la quale maneggeremo la felicità. Viaggeremo leggeri, uno zaino a testa, una tenda, un po’ di magliette, costumi, i sandali, le ciabatte. Giorni semplici, sempre a meno di 50 metri dal mare. Il miglior modo di iniziare lo spettacolo di un bambino che diventa grande, alchimia irripetibile (in ogni cucciolo è diversa) che dobbiamo conservare.

Ma l’idiozia galoppa…

Come in tutti questi periodi di cammino, di scoperta, di godimento del viaggio di papà single che cresce un bimbo, c’è stato lo spruzzo di idiozia a mortificare questa parentesi dolce dell’estate. Ci è arrivata la lettera delle scuole elementari che spiegava il percorso di inserimento. Un calvario per i genitori, una stupidata enorme per i bambini. Mi spiego: si parla di giorni e giorni ad assaggiare la scuola a tocchetti, a mezze ore, a “dio mamma vuoi mai che senta la mancanza dei genitori”. Assurdo, un percorso a pezzi di una quindicina di giorni che mette in ginocchio le famiglie, specialmente di separati. In questo paesr l’idiozia galoppa a colpi di “spazziamo via i problemi, poveri bambini”.

Un torto inutile

Questo è un torto inutile soprattutto ai piccoli. Vietare loro la malinconia, anche la piccola tristezza di dover stare a scuola quando manca la mamma, in base a chissà quali problemi, è un esercizio che leva la possibilità di comparare quel momento con il momento successivo, quello del ricongiungimento. Continuiamo a fare gli spazzaneve, a levare i problemi davanti ai nostri figli, convinti di fare del bene. Ci troveremo una generazione di smidollati che non reagisce, che aspetta, che si lamenta, che si mette sulla strada della vita senza voglia. Perché se togliamo ai nostri figli le difficoltà più piccole, toglieremo loro anche la forza di superarle, quando arriveranno quelle vere.