Mi son girato un attimo e son passati quasi due anni.

Cosa è successo? Vita… tanta. Perché ricomincio? Perché ho bisogno di un diario personale, fatto di quello che sento, che vedo, che provo. Voglio raccontare nuovamente la mia vita da apprendista padre in servizio permanente dalle angolature più strane, più particolari, più inaspettate. Il tutto condito da una sensazione di eterna inadeguatezza per fare questa cosa: cercare di fare il padre.

Davide è alto e colorato

Davide, nel frattempo, è cresciuto, è diventato più alto, più colorato, pieno di sfumature. E mi mette costantemente e felicemente in difficoltà. Vive in mezzo ai ragazzi della sua epoca senza avere uno smartphone, ma con un telefono. Senza toccate direttamente i social e il web quando è solo, ma facendolo mentre ci sono anche io.

Nel frattempo io mi sento più inutile, inadeguato, lento, mentre lui corre velocissimo e ha una testa splendida la quale fa un numero di operazioni molto pià imponente della miglior versione del mio cervello. Noi e i figli andiamo proprio a due velocità diverse, vero? Eppure non mi manca l’esperienza, la sapienza e nemmeno la competenza digitale.

Oltretutto non siamo un esempio

E’ incontrovertibile: come facciamo a far rallentare i ragazzi nel loro rapporto con la connessione se noi abbiamo sempre il telefono in mano? Mah, mi viene da dire: imparando a rallentare… e a farli rallentare. Comunque non siamo un esempio, non c’è alcunché da aggiungere in merito. Per cui bisogna anche ammetterlo. Sono un padre che chiede scusa, se sbaglia. Ti invito a essere un genitore che si mette a nudo anche davanti a un ragazzino o a una ragazzino. Per fargli sapere che crescete insieme, non che lui è in una posizione inferiore alla tua.

Ora vado a riposare, sono stanco e felice di essere inadeguato. Sai perché? Perché è bello camminare a fianco del mio Davide. Non davanti, non di dietro. Di fianco.