Di solito tendo a scrivere a colori, ma oggi sono nero.

Puzzo come un cane, sono stanco morto e sono nero. Sono nero per la sequela di minchiate e gli sproloqui che ho letto in merito al disegno di legge sulla revisione in materia di “affido condiviso” presentato a prima firma dal senatore leghista Simone Pillon che dà una bella botta a tutte le lobby che mangiano e marciano sulla pelle di centinaia di migliaia di coppie di genitori separati. Allora voglio dire la mia per stabilire anche l’iniquità del paese nel quale stiamo vivendo e del suo modo partitico, fazioso, pregiudiziale e fascista (sia a destra, sia a sinistra) di trattare le questioni di migliaia e migliaia di figli.

Alcune premesse doverose.

Il Governo eletto di questo paese non mi rappresenta ed è quanto di più lontano esista dalla mia persona. Deploro sinceramente ogni mossa e ogni provvedimento di questo esecutivo di ignoranti impreparati che ha sputato su questo paese e anche sugli elettori che lo hanno votato. Provo vergogna, tuttavia, anche per la sinistra che si è rifugiata fuori dalla realtà. E’ fascista anche quella, a mio avviso, con i suoi maglioncini di cotone rossi e gli slogan buonisti. E’ una comunità di persone che si piace e che si da ragione mentre attorno a lei il paese diventa merda. Ha quel senso di superiorità che non ha giustificazione di colui che si ritiene dalla parte giusta.

Io, invece, sono un papà.

Sono un papà che alla fine della giornata puzza, è stanco, ha dolori dappertutto. Sono uno della generazione 50 che si è completamente reinventato perché non lo assume più nessuno. Sono uno dei 40 mila giornalisti italiani che guadagna meno di 10 mila euro e paga le tasse. Ricevendo sempre e solo calci in culo. Però sono libero e non ho limiti e ho il dovere di dire la mia su un dibattito che riguarda il ddl del senatore Pillon, un testo legislativo che cambia le cose e colpisce dritto nel cuore le lobby di avvocati, psicologi e enti assortiti che negli anni hanno fatto delle annose cause di divorzio la greppia a cui abboffarsi. E noi a pagare. Io sono un papà e posso permettermi il lusso di dire che ho vissuto quello di cui i soloni che parlano del ddl Pillon hanno solo visto oltre la loro scrivania. Per questo motivo non mi interessa sapere che Pillon è uno del family day, che è leghista, che si mette le dita nel naso. Pillon è uno che ha fatto un testo migliorabile, ma, alla fin fine, ha fatto anche il primo testo in cui la palla ritorna al centro della contesa. E per questo, non me lo dovete toccare. Entro nel merito poi attacco.

L’assegno di mantenimento e le altre cose.

Entro nel merito del ddl Pillon aiutandomi con i pareri del presidente della Gesif (Genitori separati insieme per i figli) Silvio Albanese e con una ottima review dei pareri attorno al disegno del blog di 2houses. Già, perché la prima cosa da dire è che è disonesto chiunque non osserva con mente libera il testo solo perché parte da condizioni di superiorità o perché difende interessi. Ecco alcuni punti cardine del ddl Pillon.

1) PREVISIONE DI TEMPI PARITETICI DEI FIGLI PRESSO CIASCUN GENITORE

L’art. 11 del DDL, reca che il giudice, “qualora anche soltanto uno dei genitori ne faccia richiesta e non sussistano oggettivi elementi ostativi”,debba assicurare al figlio minore pari tempo di permanenza presso il padre e la madre, o, in ogni caso, la permanenza presso ciascuna delle figure genitoriali per un tempo non inferiore a dodici giorni mensili. Tale regime potrà essere derogato unicamente in presenza di diverso accordo tra le parti.

2) PREVISIONE DEL DOPPIO DOMICILIO DEL MINORE

Il DDL prevede anche l’obbligo per il giudice, nel disporre l’affidamento condiviso ad entrambi i genitori, di stabilire il “doppio domicilio” del minore ai fini della ricezione delle comunicazioniscolastiche, amministrative ed inerenti alla salute della prole.

3) ABOLIZIONE DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI

Il DDL accorda una preferenza al regime del mantenimento diretto e la sostanziale soppressione dell’assegno di mantenimento.

Il presidente della mia amata Gesif.

Io sono un uomo di Gesif perché condivido i valori di questa associazione. Senti cosa dice il presidente Albanese in merito a questo ddl: “Il ddl Pillon nasce in tale contesto per ovviare alle storture del sistema. Nelle intenzioni si sono voluti dare strumenti di contenimento del conflitto genitoriale (Alternative Dispute Resolution) con il dichiarato intento anche di evitare i condizionamenti psicologici in cui era coinvolta la prole, la previsione di tempi paritetici di permanenza dei figli con ciascuno di essi (affidamento materialmente condiviso), la previsione del mantenimento diretto dei figli. Nel complesso il ddl è lodevole, ma può essere migliorato e, in qualche passaggio, corretto, con buona pace dei pesanti attacchi dell’avv. Bernardini de Pace, che si schiera a favore o contro qualunque cosa a secondo della convenienza del momento, incurante di contraddire se stessa”.

I punti della discordia e la sinistra con la bava alla bocca.

Insisto su un paio di cose. Questo testo non mi interessa se è fatto da uno stronzo o da un santo. Voglio solo difenderlo perché nel merito della procedura di separazione, per questi punti che hai visto sopra, per il piano genitoriale e per l’obbligo di mediazione in presenza di figli minori, obbliga i genitori che pongono fine al loro matrimonio a stare su un piano paritetico di diritti e di doveri mai visto prima. E’ assolutamente faziosa e fascista ogni possibile interpretazione negativa sulla base di prassi del passato perché non esiste esperienza tangibile e numericamente rilevante per poter dire che quello che propone Pillon è buono o cattivo. Esiste, tuttavia, un meccanismo, proposto da questo testo, che richiama all’ordine tanto i padri che fanno i fighi andandosene a scopare le ventenni e facendo i genitori da fine settimana, quanto le madri che costringono alla povertà i padri trattandoli come bancomat. Con questo testo, se passa, qualunque dei due coniugi deve piegarsi al bene superiore dei figli messi al mondo, stare zitto, essere responsabile e darsi da fare. Però la sinistra ha la bava alla bocca.

L’articolo della deputata PD Morani.

Stasera quello che mi ha fatto uscire di senno è questo articolo della Morani, deputata Pd e avvocato matrimonialista. La signora sdottora, partendo da una superiorità morale tutta da dimostrare, che i figli del ddl Pillon saranno poverini disadattati trattati come pacchi di Amazon.

Cara deputata, ho un figlio Amazon che vive in due case ed è felice. Quindi non credo che lei possa permettersi di sbrodolare giudizi su una condizione che è nuova e che può essere una esperienza di grande arricchimento per un bambino come il mio, più sveglio, più sensibile, più adattabile e più sereno di tanti altri. Lei non ha elementi di valutazione, quindi di cosa parla?

Però se c’è da dare soluzioni… il vuoto.

Provo vergogna per questa donna che vomita parole fatte di giudizi e di casi dei suoi ricchi clienti, senza avere il benché minimo contatto con la realtà dei genitori separati di oggi. Il femminismo salottiero che trasuda dalle sue frasi è condito solo da pregiudizi o da ragionamenti da “Io sono io e voi non siete un cazzo”. Quando c’è da spiegare, invece, la sua proposta di legge ecco il vuoto pneumatico: “La mia proposta di legge punta a stabilire criteri utili per valutare gli assegni divorzili avendo alla base la singolarità di ogni situazione famigliare risolvendo le tante iniquità di cui non si può certamente tacere”.

Quindi, signora Morani, ci spiega come vuole migliorare la nostra condizione? Sì, signora, parlo di noi quaggiù che alla fine della giornata puzziamo e siamo distrutti dalla fatica.

Almeno il ddl Pillon propone soluzioni e strumenti, soluzioni e strumenti (migliorabili) che tolgono linfa e denaro ad avvocati di grido e psicologi, ma anche a tutto il mondo dell’assistenzialismo ai separati che sulla testa degli stessi macina soldi. Sono stanco di questa gente che parla per slogan, da qualunque parte dell’emiciclo. Per questo quando riconosco qualcosa che fa del bene alla comunità, me ne frego di pensare che arrivi da Simone Pillon che non voglio manco sapere che faccia ha.

La Bernardini De Pace.

Il massimo del sinistrume, però, è stato raggiunto dall’avvocato Bernardini De Pace cui è stata data la ribalta di Repubblica per distruggere questo testo di legge. Leggilo, si tratta di una difesa rabbiosa degli interessi di chi le stacca gli assegni delle laute parcelle dei divorzi della Milano bene. La signora è perfino peggio della Morani in quando a concentrazione per riga di frasi a effetto, di slogan, di pregiudizi. Il risultato? Niente, difendere lo status quo. Senza curarsi se si cambia bandiera a seconda della convenienza.

Niente idee concrete, solo slogan e luoghi comuni.

Proposte pratiche, strumenti di mediazione, percorsi condivisi per gestire la conflittualità, brevità dei passaggi burocratici, sostegno alla riqualificazione dei genitori separati, strutture di supporto per il baby sitting: niente di tutto questo esce dalle righe della signora che si occupa per migliaia e migliaia di battute ad acuire il solco tra quegli stronzi dei maschi e quelle povere derelitte delle femmine. Una falsa rappresentazione della realtà che premia soltanto le persone come lei e allunga le tragedie di chi si separa.

Almeno il ddl Pillon propone strumenti immediatamente operativi e richiama a una certa parità che, naturalmente, non vedo solo in senso maschile, ma anche femminile. I maschi obbligati alla permanenza coi figli 12 giorni al mese minimo, sono maschi che come padri ci devono essere. E devono finire di fare gli stronzi che lasciano il peso dei figli tra le mani delle mamme. Io ci sono, è ora di far vedere che una nuova civiltà della separazione come fatto luttuoso, ma non conflittuale, ci può essere. Il ddl Pillon (che ripeto, non voglio sapere chi sia) può aiutarci a crearla.

PS. Sia chiaro che le riflessioni qui scritte sono solo personali e non riguardano la Gesif in alcun modo