Essere Figlio

Il Covid e il peso della valigia di papà

Il Covid ci ha chiuso in casa, ma io volevo andare a scuola

Non ditelo a nessuno, ma ho visto il papà piangere, ieri mattina. Ieri è stato il mio primo giorno di distanza dalla scuola. Questo covid mi ha rotto proprio le scatole (scrivo così, ma ho pensato una parolaccia con due zeta che non si può dire). Il papà ha pianto perché ho fatto un piccolo disastrino con il tablet cancellando un libro multimediale di inglese. Oh, è proprio andato di testa. Ha cominciato a sbraitare che questo covid gli ha rotto i cosiddetti, che non lo potevo interrompere ogni momento, che doveva lavorare. Lo capisco, mi sono messo a piangere anche io. Ma che colpa ne ho?

Una giornata di emme

Ieri abbiamo passato una giornata di emme. Si, quell’altra parola che non si può dire. Papà era smarrito. Non so esattamente perché, ma un’idea ce l’ho. È stanco, è molto stanco di tutto questo casino. Sono stanco anche io perché davvero preferisco la scuola. Mi mancano gli amici, mi manca la ricreazione. Ieri mi sono incastrato su una sottrazione a tre cifre. Non c’era il maestro Dario a spiegarmela. Mi è venuto mal di testa. L’ho fatta con papà e con mamma, niente. Sapevano la sottrazione, ma ci voleva Dario a spiegarla. Ci voleva il maestro.

Dei compiti di emme

Mi sento un po’ confuso e sono poco attento. Ho fatto i compiti per lunedì, quando inizierà la didattica a distanza. Li ho fatti male, tanto che il papà mi ha detto che era meglio smettere. Non mi veniva niente. Scrivevo una cosa per un’altra, quadretti invece di quaderni. Bleah. Sto covid mi ha proprio rotto le scatole. Nella mia famiglia abbiamo avuto un solo caso. Si è ammalata mia cugina, ma poco. Per fortuna.

Mi sento in colpa

Papà è stanco perché sono mesi che lavora in condizioni pesanti. Come la mamma, come tanti altri genitori. Sono tutti disperati. Questo covid sta durando troppo a lungo. Troppo. Io cerco di non interromperli, ma se mentre faccio i compiti ho un problema che mi ferma, da chi posso andare se non dal papà? Allora vado e lo fermo, attiro la sua attenzione. E lui, poveretto, si arrabbia. Ci stiamo organizzando, ma è dura. Mi sento in colpa. Però che @#z ci posso fare? (si, era un’altra parolaccia…). Vedo il mio papà e penso che abbia una valigia pesante di pensieri. In tutto questo periodo non si è maio abbattuto, ma ieri ha pianto. È proprio crollato. Troppa fatica, troppo tempo con questo covid tra le scatole.

Per fortuna è sabato. Oggi faccio i compiti poi c’è il calcio. Così io e papà ci divertiamo e torniamo con il sorriso. Però lo dico: covid… hai rotto. (Pensato da Davide, scritto da papà)

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