Il 2020 e le cose da non dimenticare

pexels-photo-5408689.jpeg
Photo by Olya Kobruseva on Pexels.com

In questi primi istanti del 2021 sono solo.

Ho scelto di passare attraverso la fine di un anno in solitudine. Sono le 23.12 quando inizio a scrivere questo post. Spero sia una specie di fotografia, di messaggio nella bottiglia del me presente per il me futuro. Desidero passare la mezzanotte facendo in solitudine la cosa per cui sono nato: scrivere. Lo faccio con molta umiltà, avendo quasi paura di rovinare le parole di questa lingua bellissima che ancora oggi mi dà da mangiare con uno scritto scontato, con delle frasi precotte.

Però solo il fatto di essere qui da solo il 31 dicembre del 2020 non è scontato. Il fatto di esserci non è scontato. Nemmanco il fatto di respirare è scontato. Ebbene, avevo detto che prendevo nota delle cose da ricordare dell’anno più brutto della nostra storia recente: il 2020. L’ho fatto e voglio mettere tutto qui, in queste righe. Spero che le legga Davide, fra un po’. Spero di leggerle io, fra qualche anno. Spero che siano utili anche a qualcun altro.

Cosa ho vissuto nel 2020

Di questo 2020 mi porterò dietro la dimensione collettiva della morte. La morte è diventata vita proprio grazie alla sua ribalta, al palcoscenico del Covid. Nel 2020 ho imparato a sentire il silenzio. In questo anno così dolente ho imparato a contare i respiri. Ho avuto in dono troppe sveglie prima dell’alba e il vuoto del tempo da riempire. Nel 2020 ho guardato tante volte il palazzo di fronte casa mia. Nel cortile del mio condominio ho giocato tante volte a calcio con mio figlio, proprio vicino a un cartello che dice che non si può giocare a calcio. Il primo giorno di lockdown, a marzo 2020, ho stracciato un libro e ne ho iniziato un altro.

Il tempo riempito del 2020

Nel 2020 ho riempito il tempo studiando come non avevo mai studiato prima. In questi 365 giorni ho imparato più cose di quante ne ho imparate nei 48 anni precedenti. In questo anno ho avuto paura. In questo anno ho pianto sia di dolore, sia di gioia. In questo anno ho ricevuto più insegnamenti io da mio figlio di quanti io ne abbia dati a lui. Nel 2020 ho finito un libro. In questi 12 mesi ho fatto nascere l’Algoritmo Umano e posso dire di essere stato l’Algoritmo Umano. Ho provato dolore, tanto. Nel 2020 ho conosciuto di me cose che non sapevo. In questi giorni sono stato padre, ma avrei tanto voluto essere solo figlio.

Nel 2020 ho detto tante volte a Davide che non sapevo perché stava succedendo quello che stava succedendo. In tutti questi 365 giorni appena passati ho contato almeno una volta al giorno i respiri: lo ripeto, ma è giusto ripetere. In questi mesi ho sentito la musica delle dita che battono sulla tastiera. Ho deciso che saranno la colonna sonora incessante della mia prossima stagione. Nel 2020 ho toccato le vite di tanti e dentro alcune ho lasciato qualcosa. Da quelle vite ho preso molto: grazie. Nel 2020 ho camminato tanto. Ho anche capito che ho una casa sola (il mio corpo) e che voglio viaggiare leggero.

Quello che ho sentito nel 2020

Nel 2020 ho sentito il suono della frenata del mondo, ma ho sentito anche il suono della mia ripartenza. Sono diventato diverso. Ho scelto di essere, ho smesso di dover essere. Nel 2020 ho perdonato quasi tutto. Anzi tutto tranne una cosa: il tentativo del mondo di ritornare alla vita prima del Covid. In questo anno ho visto mio figlio diventare un piccolo adulto. Spero di essere capace di stargli a tiro: sta diventando grande molto più velocemente di quanto io potessi mai immaginare. Tra le cose che ho sentito nel 2020 c’è anche il mio corpo e il suo invecchiare. Per la prima volta, dopo un esame medico, me lo hanno detto chiaramente. Nel 2020, però, ho anche sentito la mia testa ringiovanire, alle prese con un costante, giornaliero, cambiamento.

Le cose che non ho tradito

Nel 2020 ho avuto anche io, come tutti, i miei drammi da curare. L’ho fatto cercando di non tradire la nuova versione di me. Non ho tradito la passione per il mio lavoro, l’ingenuità della mia anima, la volontà di far del bene, anche poco. Anche se poi finivo a far del male…

La capacità di sbagliare e di chiedere scusa. La necessità di sentire il mio ritmo e di andare a quel ritmo. Non di più, non di meno. Non so se son stato un bravo papà, ma una cosa l’ho fatta: non ho mai smesso di dialogare col mio cucciolo e di pormi verso di lui come se fossi davanti a un piccolo uomo.

Il 2020 e il valore da dare alle ore

Non ho creato mondi paralleli. L’ho preso per mano e ho tentato di spiegargli questo. Morte compresa. Nel 2020 non ho tradito nemmeno per un istante il pensiero prezioso di essere ancora in vita. Non ho mai smesso di pensare a ogni giorno come a un giorno in più. Da quel giorno in cui sono stato messo davanti al fatto compiuto che la mia vita è più vicina alla fine che all’inizio (è successo nel 2020), non ho mai tradito la missione di cercare di dare valore a ogni ora in più. Magari qualche volta non ci sono riuscito, ma ci ho provato sempre.

Il 2021 è un foglio bianco

Mi avvicino alla mezzanotte del 31 dicembre 2020 in perfetta solitudine e facendo la cosa che amo di più: scrivere. Ho scelto questo tipo di capodanno per dare continuità al progetto di una vita che ha cambiato luoghi, strumenti, linguaggi, ma è sempre rimasto uguale a se stesso: io nella vita ho sempre voluto e saputo fare solo una cosa. Raccontare. Dopo un anno così difficile, a proposito Buon Anno visto che è mezzanotte adesso adesso, so che posso fare solo una cosa nel 2021 che emette i suoi primi vagiti. Continuare a raccontare.

Questo anno è un foglio bianco. Ora non c’è scritto alcunché. Mi riprometto solo di continuare a scrivere tante storie e fra queste anche la mia e quella di Davide. Il 2021 è una risma di 365 fogli bianchi e io ho una sola aspettativa. Vuoi sapere quale? Quella di riempire tutti e 365 i fogli di parole, azioni, vuoti, pieni, silenzi, grida, amori, dolori, nascite, morti, cambiamenti, rinascite, fermate, ripartenze. Insomma. Spero solo in altri 365 giorni di vita. Contati uno dopo l’altro. Senza aspettarsi di più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *