Quando ho sentito questa frase, lo confesso, mi sono sentito davvero un deficiente.

Sinceramente non ricordo più chi l’abbia detta e come sia arrivata fino a me, ma ricordo molto bene la sensazione di smarrimento avuta. Soprattutto come genitore mi sono sentito come chi ha appena preso un gol che gli fa perdere la finale mondiale a 1′ dalla fine. Mi è crollato il mondo addosso, mi si sono sgretolate le poche certezze che avevo come papà. Ho capito che fino a quando l’ho sentita (e mi scuso se non ricordo da chi) avevo vissuto un tipo di vita, ma ora ne devo vivere un’altra.

Perché l’affermazione è vera ed è pesante. E noi dobbiamo farcene carico.

Già, perché la consapevolezza di essere un elemento di una generazione molto importante, vale a dire quella che si ricorda ancora bene la vita quando non c’era internet (e non c’erano i cellulari), impone anche una ridefinizione di tutti i modelli comportamentali nei confronti dei figli. Se non altro perché, proprio dal punto di vista biologico, noi abbiamo dentro un segno dei tempi che i nostri figli non hanno. Questi bambini e questi giovani che tiriamo su non comprendono il nostro modo di rapportarsi a loro perché la loro vita è “con internet”, mentre la nostra è stata anche “senza internet” e ne ricordiamo bene i contorni e le emozioni.

Il problema che mi ha fatto sentire un po’ pirla è che, a parte i concetti generali di crescita che vanno bene per tutte le generazioni di tutti i figli (la salute, l’amore, l’educazione, il rispetto, il valore, la riconoscenza, l’eguaglianza, la curiosità), dobbiamo impostare relazioni diverse con i nostri bambini anche dal punto di vista, mi vien da dire, genetico. Cioé, dai, non possiamo continuare a dire che il telefono “no, non te lo do fino a 14-13-12-11”, perché è un percorso che riflette il nostro modo di vedere il loro diventare grandi. Non è questione di età e per questo mi sento di contraddire la bravissima Elena Inversetti che ne parla sul suo blog. La questione va posta diversamente: per loro la vita senza internet e senza la connessione via smartphone non esiste. Non è concepibile, non è realizzabile. Come per noi la vita senza pallone o senza bicicletta non era concepibile, non era realizzabile.

Noi non abbiamo punti di riferimento

Solo quando avremo pesato bene questo ragionamento, forse, la smetteremo di proporre ai nostri figli ragionamenti del tipo “No, perché io alla tua età….”. Semplice il motivo: la nostra “loro età” non ha niente a che fare con la loro età di questo momento. Perché noi siamo gli ultimi testimoni di una vita senza internet e dobbiamo essere più ricchi di quello che dimostriamo di essere. Invece che inforcare gli occhiali e dire “No, perché io a quell’età manco mi sognavo di avere cose come uno smartphone”, proviamo a dire “Il telefonino? Lo avrai quando ti servirà davvero. Intanto eccoti questa controproposta, eccoti questa via alternativa. Eccoti il racconto di quanto era magica la vita senza internet”. I nostri figli hanno provato una sola vita: quella con il web e con il telefono. Noi due. E’ per questo che dobbiamo essere più bravi di loro a vivere la vita con il web in loro compagnia (senza controllare) e a raccontare la vita senza web e senza telefonino.

Il finale lo affido a un video, che mi son stufato di scrivere 🙂

Noi, ultimi testimoni di una vita senza internet, dobbiamo smettere di comportarci come se internet non ci fosse. Non possiamo più metterci le dita nel naso e sperare di non essere visti. Con i nostri figli dobbiamo vivere la vita con internet e con gli smartphone perché non farlo è come lasciarli soli. E questo, lo so, non lo vuoi tu e non lo voglio io.