Siamo proprio genitori in trappola

Poco da fare, i lockdown sono in arrivo. È in arrivo la seconda ondata della pandemia di Covid-19 che era ampiamente prevista. Dopo mesi di disorganizzazione delle istituzioni che ci guidano e di mascherine abbassate da parte nostra, siamo al punto di partenza. Siamo di nuovo genitori in trappola, obbligati a fare l’asse portante della resistenza alla malattia che affligge il nostro mondo. Mi piacerebbe sapere come si sente un genitore in Nuova Zelanda, ma sono solo uno dei genitori in trappola italiani.

La lettera al Presidente

La lettera al Presidente Conte, genitore (non in trappola) anche lui, non deve essere arrivata a destinazione. Dai scherzo… era chiaro. Eppure se la leggi, troverai la mia e la tua paura ben spiegate. Avevo paura che i genitori saprebbero stati il cuscino su cui si appoggia il sistema che non regge l’urto dell’epidemia. Paura confermata. Dovremo essere ancora capaci di essere lavoratori e di essere genitori contemporaneamente. I nostri figli torneranno chiusi in casa e noi dovremo stare lì ad aiutarli a sopportare il peso psicologico di un’altra perdita di spazio e tempo.

Ci siamo dimenticati del primo lockdown

Quello che mi stupisce è che ci siamo dimenticati in fretta del primo lockdown e abbiamo cercato il frenetico ritorno alla vita prima del Covid-19. Quest’estate noi e il governo abbiamo fatto un errore a testa. Noi abbiamo abbassato le mascherine e diminuito il metro di distanza. Loro hanno passato il tempo a chiacchierare, senza organizzare l’onda d’urto del secondo ballo con il Covid-19. Per informazioni chiedere ai pazienti comuni degli ospedali di Milano e Napoli che si sono trovati nelle stesse sale d’attesa dei sospetti Covid-19. Le strade deserte, le giornate lunghe, i respiri affannosi di marzo e aprile, dovevano insegnarci qualcosa. Invece niente.

Genitori in trappola: ora si richiude la porta

Adesso siamo di nuovo in chiusura della porta di casa. Non si sa se a pezzi o tutti. Torneremo genitori in trappola, speranzosi che decidano di tenere aperte almeno le scuole elementari e medie. Ci ritroviamo qui smarriti e arrabbiati. Dobbiamo però avere la forza di ribaltare il tavolo di questa disperazione e trasformarla in un’opportunità. Visto che ci siamo dimenticati tutto, potremmo fare almeno una cosa. Collaborare. Le porte di casa sono chiuse, le porte del cervello e del cuore devono restare aperte.

Come le case di ringhiera

Tanto tempo fa costruivano le case di ringhiera, con lunghi terrazzi su cui si affacciavano tante famiglie a ogni piano. Si collaborava, ci si divideva i compiti, si badava ai bambini insieme. Dovremmo cercare almeno di ripristinare nel nostro cervello quello spirito di collaborazione. Certo non lo si potrà attuare in senso fisico, ma in senso virtuale si. Dovremmo stabilire assieme delle routine, chiamarci, scambiarci favori digitali, costruire piccole storie e piccoli eventi insieme, avere cura dell’altro.

Già, perché saremo anche genitori in trappola, ma il web non ha barriere. Usiamo questo momento per creare e generare delle cose assieme ai nostri figli (l’ho spiegato bene in questo pezzo), ma anche per creare interazioni (virtuali) tra famiglie. Un punto da cui cominciare: la piattaforma con la quale collaboro, Buone Notizie, ha messo a punto un articolo sugli strumenti da utilizzare per stare bene sul web. Si tratta di buoni consigli per genitori e figli. Da utilizzare, subito, per costruire nuove interazioni virtuali dentro e fuori dal nucleo famigliare. Siamo in trappola, ma possiamo uscirne: collaborando.