Vita Digitale

FOMO e phubbing: vuoi guarire? Spegni le notifiche

Ho passato il confine della vita via smartphone e ho scoperto che c’è la vita reale.

Ci voglio fare una puntata del mio podcast, voglio fare una chiacchierata con te sull’argomento, voglio darti qualche elemento per valutare che, forse, è venuto il momento in cui tuo figlio o tua figlia non ti dicano più: “Papà, la smetti di guardare il telefonino?”. Qualche tempo fa ho fatto il grande passo… ho tolto tutte le notifiche dal telefonino e mi sono accorto che c’è un mondo oltre lo schermo dello smartphone e ce lo dobbiamo riprendere. Dopo questo gesto voglio raccontarti di alcune malattie, come il FOMO e il phubbing, di cui soffriamo senza accorgercene, intenti come siamo a fare scroll sullo schermo dello smartphone.

I pericoli: il Fear Of Missing Out

Magari altri blogger ne avranno parlato, ma penso sia il momento che lo faccia anche io, legato alle dinamiche della genitorialità. Il primo disturbo da notifiche del telefono è il Fear of Missing Out, la paura di mancare qualcosa, di non essere presente a qualche evento o di non sapere cosa gli altri stanno dicendo di te online. Se ne parla dal 2013, ma con l’aumento della potenza di calcolo e della velocità degli smartphone, questa sensazione di ansia del “non essere dove dovrei essere” è aumentata esponenzialmente. Gli under 18 ne soffrono molto, così come soffrono della cosa (alcune ricerche americane parlano del 75% degli intervistati) anche i loro genitori (in dosi massicce se sono under 35). Naturalmente le notifiche aumentano la distrazione dal presente e invitano al ricorrere al telefono per sapere cosa sta succedendo lontano da noi. Il FOMO è un atteggiamento che nasconde altre disfunzioni comportamentali e apre la strada ad altre cose più pericolose. Se vuoi farti una lettura informativa sull’argomento, di carattere psicologico e sociale, puoi soffermarti su questo articolo un po’ vecchiotto, ma attuale del Time.

I pericoli/2: il phubbing.

Forse sapevi cos’è il FOMO, ma non sai cos’è il phubbing. Si tratta della crasi tra le parole phone e snubbing e rappresenta quell’atteggiamento che hanno le persone che danno attenzione al telefono trascurando, snobbando, chi gli sta davanti. E’ un comportamento che nasce da tre presupposti come la smartphone addiction, la internet addiction (quei gesti che ci portano a controllare spesso il telefono per vedere se sta succedendo qualcosa anche se non c’è una notifica) e si sviluppa nello snobbare o non dare attenzione a quelli che ci stanno attorno, perfino se ci stanno parlando. Il problema è che, da ricerche scientifiche come quella sviluppata dall’università del Kent che puoi trovare qui, il phubbing è perfino considerato normale nel nostro modo di interagire.

Purtroppo non dovrebbe essere così.

Invece quasi ci scusiamo se interrompiamo uno che sta spippolando al telefono, oppure non calcoliamo chi ci sta davanti mentre lo stiamo facendo noi. Insomma, cominciamo a essere pervasi da una preminenza del rapporto virtuale mediato, rispetto al rapporto reale. Se portiamo la dinamica sui nostri figli vediamo con certezza il fiorire di dinamiche di isolamento personale a vantaggio della relazione social. Se, tuttavia, siamo noi a infierire per primi imponendo del phubbing ai nostri figli, beh, poi non possiamo lamentarci se loro ingloberanno questa dinamica facendola propria e ritenendola accettabile nelle loro dinamiche sociali. Una splendida analisi scientifica del fenomeno la puoi trovare qui.

Il rimedio c’è: addio notifiche.

Il ritmo della nostra vita è ormai scandito da episodi in cui infliggiamo o subiamo phubbing. Episodi come quelli che vedi qui sotto e che mi hanno fatto molto pensare.

I Forgot My Phone

Written by Charlene deGuzmanDirected by Miles CrawfordStarring Charlene deGuzmanWith (in order of appearance)Jacob WomackNick LucianoAni BakerSabrina LondonS…

Per questo motivo ho varcato il rubicone e ho tolto tutte le notifiche ai social e alle mail, lasciando solo twitter aperto perché è il mio flusso di news sugli argomenti che mi interessano. Come per incanto si sono ridotte le ansie, si sono moltiplicati i momenti in cui guardo in alto, si sono ridotte le volte in cui Davide mi dice: “Papà, la smetti di guardare gli schermi?”

C’è un ultima cosa da chiarire.

Farlo è un passo determinante per ricominciare a fare cose belle con il telefonino o cominciare a farle, perché inverte il senso della comunicazione. Dal momento in cui inizi, tutto cambia verso. Già, perché sei tu a dover decidere quando prendere il telefonino in mano e scorrere le notifiche, per vedere a quali è il caso di rispondere e come, non il telefonino che ti bombarda e ti impone la necessità di rispondere per forza.

C’è un ultimo chiarimento da fare, tuttavia, ed è questo: gli altri non si devono più aspettare da te risposte immediate e tu non ti devi aspettare più risposte immediate da loro. Varca questo confine, non tornerai più indietro. Se mi permetti posso aggiungere una cosa: sarebbe il caso di far nascere un nuovo patto nei comportamenti sociali. Un patto semplice: dichiarate pubblicamente che avete chiuso le notifiche, così chi vuole interagire con voi saprà serenamente che, per avere una risposta da voi, dovrà aspettare un po’. Magari quel tanto che vi serve per dare un bacio a vostro figlio prima di rispondere a un bip.

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