Fase 2: ricordati chi sei stato (per non esserlo più)

Stai positive anche nella fase due

La Fase 2 è davvero un gran casino

Sulla Fase 2 il mio amico Fabio Ranfi ha un mantra che mi piace molto: “La Fase 2? Come la Fase 1, solo con più imbecilli in giro”. Sintetizza bene l’ìdea della confusione senza misura che regna in questi giorni per questa ripartenza. Sintetizza anche il fatto che molte persone, da quando hanno rimesso il naso fuori di casa, lo hanno fatto perdendo un po’ il senso di quello che abbiamo vissuto finora e non rispettando quello che viene loro richiesto. Un grande casino, peggiorato dalla stampa che cerca di fare la notizia anche quando non c’è e dal governo che non ha nemmeno cento lire in cassa da dare a chi è in difficoltà, almeno fino a quando mamma Europa non arriverà a darci una mano con i soldi in mano. Tuttavia non è su questo che voglio soffermarmi.

Fase 2: la vita che facciamo ora è ben diversa da quella che facevamo prima.

Il problema è: ce ne siamo accorti? Quando ho rimesso il naso fuori di casa dopo il 4 maggio ho sentito addosso molte sensazioni negative. Non poter sfiorare le persone, fare fatica a dividere un marciapiede con qualcuno che ti viene incontro, non poter abbracciare un caro amico o un parente, attraversare il parco dicendo a mio figlio “no, non puoi salire sui giochi”, salire su un tram e sedermi distante da Davide, provare paura ad abbrancare un corrimano, incazzarmi a ogni assembramento fuori da un bar che ho visto: queste sono solo alcune delle sensazioni penose, brutte, pessime che ho provato. Poi ho cominciato a valutare quello che mi stava accadendo mettendomi dalla parte opposta, guardando alle opportunità che potevano scaturire. Con lentezza, con fatica e con violenza verso la mia natura, ci sono riuscito e ho visto molte cose buone. La vita che facciamo ora è ben diversa da quella che facevamo prima, ma comincia a piacermi.

Mi sento molto più vecchio di prima.

Ok guadagno meno. Anzi, per dirla tutta, ho parecchi guai economici. Tuttavia spendo meno, inquino meno, consumo meno gli oggetti, faccio meno lavatrici, vedo meno persone, faccio meno incontri inutili, gestisco molto meglio il mio tempo, ho scatenato la fase creativa, ricominciato a scrivere il libro che sto portando avanti da tre anni, studio con più intensità, gestisco meglio la casa, faccio più serenamente le commissioni di ogni giorno anche le più sgradevoli.

Mi sento molto vecchio perché ora tutto è cambiato, ma io ricordo bene come era il mondo prima di questo casino. Tutti noi genitori dovremmo sentirci così. Non ti incazzare, non voglio darti del vecchio (mi tengo questo aggettivo per me), ma se ci pensi dovremmo sentirci tutti molto più esperti di un tempo e responsabilizzati da una cosa che diviene di importanza ancora maggiore. Quale? Noi adulti siamo sempre di più gli ultimi testimoni di una vita senza internet. Ora siamo testimoni anche della vita prima del COVID-19. Non so se tu ritenga importante questo compito. Per me lo è, moltissimo. Mi sembra di avere una profondità ulteriore di visione delle cose e un compito molto importante nei confronti delle persone più giovani di me. Quale? Quello di mettere a disposizione questa esperienza e gli eventuali racconti che ne scaturiranno. Di chi? Di mio figlio e di tutti i figli che lo vorranno.

Fase 2: ecco il posto dove devi stare

Sono e saranno giorni durissimi, specialmente ora che la scuola a distanza sta per sparare tutte le sue cartucce e che i bambini ti resteranno attaccati addosso. Sono e saranno momenti difficili. Lo stato non ci sta aiutando (è inutile negarlo). Io che ho un figlio di 7-8 anni mi ritengo già fortunato. Penso con terrore a quelli che hanno un paio di figli sotto i 5 anni. Però voglio darti un consiglio sul posto dove devi stare in questa Fase 2. Intanto stai sereno che anche il tuo capo, se ha figli, è nella merda come te. Poi entra davvero in questa dimensione da superstite di due rivoluzioni: quella di internet e quella del COVID-19. Nel rapporto con tuo figlio prenditi del tempo a raccontargli come si telefonava una volta, raccontagli dei vecchi treni coi sedili di legno o con gli scompartimenti, raccontagli del pranzo della domenica o delle gite fuori porta, raccontagli del valore di un abbraccio, di una carezza, specialmente oggi. Raccontagli di quando potevi girare l’Europa prendendo un’aereo andata e ritorno con meno di 50 euro. Raccontagli di quando giravano i Flixbus (ora in Italia sono fermi) o quando non ti ponevi nemmeno il problema di prenotare un albergo tanto c’era Airbnb (ci sarà ancora?). Raccontagli del rumore che facevano i modem a 56k e di cosa voleva dire la new economy. Raccontagli dell’11 settembre e del terroriSmo, ma anche del concerto Live Aid del 1984. Probabilmente tante persone in uno stadio non le vedremo più.

Fase 2: cerca di calmarti

Insomma, nella fase due cerca di calmarti e di pensare, se ci riesci, prima di uscire a prendere il gelato. Meglio che ti dedichi a realizzare il fatto che se hai la mia età hai anche 20 anni in più di peso sulle spalle rispetto a 4 mesi fa. Perché tutto è cambiato e, se ti fai passare la fregola di uscire, te ne accorgerai. Se hai capito questa cosa ti farà bene concentrarti sul compito di portare i tuoi ricordi in regalo ai tuoi bimbi. Se hai capito questo cambiamento non guardare dalla parte “eh, ma la gente… eh, ma gli assembramenti… eh, ma i Navigli… eh, ma il PD”. Guarda che cose belle puoi raccontare ai tuoi figli di un mondo che non esiste più. Te ne faccio vedere una, suggeritami dalla zia Anna.

Bimbi di oggi, telefono di ieri

Guardate alcuni bimbi della Svizzera italiana alle prese con un vecchio telefono… come reagiranno?

Hai mai raccontato a tuo figlio come telefonavi quando eri bambino?

Questa è una delle tante cose che puoi fare, papà o mamma che tu sia, per raccontare a tuo figlio del mondo nel quale hai vissuto e che ora non c’è più. Magari ti sentirai un po’ più utile.

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