Sono a Londra in un posto meraviglioso.

Si chiama Ace Hotel ed è il posto dove si ritirano centinaia di smartworker londinesi del settore della creatività. Per due motivi. Primo, il caffé è stranamente buono. Secondo: il wifi è meravigliosamente potente. Ho incontrato qui uno dei più particolari videomaker del regno unito, si chiama Andy Burgess, uno che trasforma le Instagram Stories in arte.  Sono le ultime ore di viaggio, prima del ritorno da mio figlio e del ritorno alla vita normale che mi attende con i suoi problemini e col suo conto in rosso…

Per fortuna c’è Riccardo Scandellari.

Riccardo è un genio della comunicazione. Sembra avere un dono soprannaturale: scrive le cose quando io ho bisogno di sentirmele dire. Guarda cos’ha scritto qui, dando una semplice ricetta per la ricerca, quasi infallibile, della felicità. Leggi e poi torna. Ok, hai letto? Tutto questo si inserisce benissimo nella strategia di questo grande comunicatore, perché penso che essere felici sia una decisione da prendere, non una manna da aspettare dal cielo. E se si è felici si comunica meglio.

Fatta questa premessa la radice della felicità sta tutta nello stare dentro la propria vita con l’ostinata motivazione di fare un solo tipo di comparazione. Ecco quello che ci uccide lentamente: la comparazione, l’aspettativa. I social sono mortiferi in questo: sono il luna park della competizione con gli altri. A chi è più fico, giovane (a volte anche stronzo). Se la comparazione è, invece, solo con quelli che fanno meglio una cosa che vuoi imparare a fare, ottieni due risultati: diventi una persona migliore e non ti metti ansia. Essere più felice di qualcun altro è autolesionismo. Essere felice e basta è una scelta. Anzi, è la scelta.

Non competere, costa. Non soldi, ma costa.

Nel tuo lavoro e nella tua vita esprimi la tua felicità anche piccola, anche stretta, anche di pochi minuti. Questo dirò a mio figlio, questo dico a te. E non competere. Lo puoi fare in due modi: essendo unico nel tuo campo o segliendo di essere semplicemente tu nel tuo campo. Non performare, non paragonare, non velocizzare. Cura, scegli, vai lento, suona la tua musica, battendo il tuo ritmo. Se sai creare valore da quello che fai, produci, realizzi, anche andando piano farai i soldi necessari per vivere. Questa cosa costa: non costa soldi, ma costa. Di cosa parlo? Parlo di costo di attenzione, di perseveranza, di continuità a essere quello che hai scelto di essere. Questa operazione è faticosa, perché è difficile resistere alla pressione, al giudizio, all’aspettativa. Non è da tutti, non è per tutti. Questo è per te.

Una lesson learned.

Mi sono beccato una bella tegola in testa per imparare questo percorso in modo definitivo. Ho perso le mie Airpods fresche di un mese. Qui, a Londra. Mi sono sentito stupido perché quando mi sono preso la briga di prenderle ho pensato solo a una cosa. Mi sono confrontato con gli altri, col simbolo, con la religione laica della mela, con il suono fico, con la moda. Non con quello che mi serviva. Ecco. Mi sta molto bene, questa lezione. Questo episodio, tuttavia, ha dato la stura alla transizione definitiva verso la ricerca della felicità e la felicità come scelta. Tu che fai, vieni con me? O stai?

Ps: questo libro può aiutare.