Il Congresso mondiale delle famiglie fa ridere

Questi di Verona, sinceramente, mi hanno fatto ridere. Amaramente.

Però te lo assicuro: ho riso. Li ho pensati per ore con il loro fare assoluto, con le loro verità assunte, con la loro sicurezza che divide il mondo tra puri e infetti, tra bianchi e neri, tra giusti e sbagliati. Sono davvero fenomenali. Talmente fenomenali che io vorrei parlare delle gite fuori porta che faccio con mio figlio, delle ballate la domenica mattina, dei nuovi giochi o delle partitone a calcio. Invece devo parlare di loro, ma per compiere un’analisi antropologica su questi animali e sui loro comportamenti. Mi sento un po’ Piero Angela a Superquark che spiega la riproduzione dei subumani. Perché questi no non sono umani.

Che vita di merda.

Questi devono fare una vita di merda. Mi spiego. Pensa che giornate devono passare questi delle famiglie pro-vita che vanno in giro per tutto il giorno evitando di toccare gli altri per non prendersi i germi o guardando youporn fino a quando si sposano.

Pensa che giornate devono passare questi che, quando vedono un omosessuale, corrono a recitare un pater, un ave e un gloria. Pensa che giornate del piffero a pensare a tutti gli stereotipi da infilare e tutte le regole, pensa che pena fornicare con il piacere simile a quello che si prova quando ci  si estrae un dente. Poi ci sono i casi limite come quelli che per lavoro fanno i feti di gomma o quelli che pubblicano le notizie sui siti della loro area. Cioè: trovarci del bello, della serenità, della gioia, del godimento in tutto questo deve essere durissimo. Che fatica immane stare incarogniti.

La mia idea di famiglia

Non mi piace molto fare divisioni, ma qui un minimo di resistenza partigiana ci vuole. Sono separato, divorzierò, ho tendenze bisessuali, sono grasso, senza capelli, l’aborto è per me uno strumento di libertà. Penso che la politica sia un servizio, sono vecchio ma sto coi giovani, sono insegnante e studente, apprendista e stregone.

Ho una famiglia con la mamma di mio figlio e mio figlio al centro. E’ composta da zia, Sofia, nonna Maria Francesca, zio Paolo, cugino gay, cugini vari, cugino down, zii novantenni, dal cane Lucy, dai gatti Ginger e Piccolo, dagli amici. E’ unita da una cosa che si chiama amore. Forse ai subumani che c’erano a Verona la parola non è molto chiara (a proposito, la mamma dell’imbecille è sempre incinta eh, eravate molti lì al congresso). Ommamma, la parola amore non è tanto chiara nemmanco a me, ma da quello che ne ho capito, l’amore è soprattutto gioia, accoglienza e gratuità.

Fatelo ancora eh, ci tengo.

Oh ragazzi del Congresso mondiale delle famiglie, fatelo anche il prossimo anno. Così continueremo a fare un paio di cose sane, noi infetti, mondo di cui faccio parte.  Continueremo a ridere di voi e continueremo a essere felici e immondi. Per le cronache dal mondo subumano è tutto.

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