smartphone e salute

Smartphone e salute: qualche consiglio utile.

Il giorno di Santo Stefano ho deciso di fare 25 mila passi in un giorno.

Naturalmente ho usato lo smartphone per monitorare il mio percorso e, di conseguenza, ho fatto sapere ad Apple e a Google tutto di me per un giorno intero. Che vie ho fatto, dove mi sono fermato, dove ho fatto acquisti, dove ho cenato, quante calorie ho bruciato, a quanto andava il mio cuore (con lo smartwatch è facile saperlo, ormai). Ho deciso di fare un passaggio sull’uso dello smartphone per curarsi la salute per un motivo semplice. Io racconto le cose belle che si possono fare con il telefonino, ma non voglio passare per lo stupido che non è conscio delle cose brutte.

Settantamila dati sensibili.

Ogni volta che ci penso mi vengono i brividi: lo smartphone aiuterà le big company dei dati ad avere 70 mila dati sensibili su Davide Facchini, mio figlio, prima che lui compia 18 anni, cosa che avverrà il 26 luglio 2030. Pensa a quanti nostri dati volano via nel nostro più totale disinteresse, soprattutto grazie alla geolocalizzazione che in questo periodo stanno cominciando a chiedere tutte le app esplicitamente. E che noi diamo senza pensare… Leggi qui per capirci di più. Rifletti bene, quindi, prima di pensare a utilizzare lo smartphone per la tua salute, anche solo per poterlo fare in modo consapevole. I tuoi dati sensibili dovrebbero rimanere di tua proprietà, invece…

Vantaggi dell’uso dello smartphone.

Allora, se vuoi usare lo smartphone vai nelle impostazioni e togli da ogni app possibile la geolocalizzazione sul “sempre”. Mettila sul “quando è in uso” la app. Se vuoi tenere, per esempio, un diario alimentare, tienilo con delle app che ti propongano un alimentazione varia e sana, delle quantità modiche e fallo solo dopo esserti confrontato con un medico nutrizionista. Se devi pensare una dieta per tuo figlio leggi qui, ma soprattutto, lo ripeto, consigliati con un medico.

Se, tuttavia, vuoi usare lo smartphone concordo con te, perché lo uso anche io, ma allora, quando installi app dedicate alla salute, vieta qualsiasi conferimento dei dati verso qualsiasi server o  nega qualsiasi autorizzazione all’uso dei tuoi dati per studi clinici, anche anonimi. Quando hai concluso il tuo periodo di dieta, di attenzione alimentare o di attività, cancella i dati dalle app e riparti da zero. D’altronde lo smartphone ti serve (molto efficacemente) solo come registro e come “stimolatore” personale. Se finisce di fare la sua azione, cancella le tracce.

Gli svantaggi e il concetto di privacy.

Gli svantaggi? Tutto quello che di te lasci nello smartphone viene utilizzato contro di te… e c’è poco da fare. Si può solo arginare il disastro. Per questo motivo, anche se capisco la preoccupazione di Soro, il garante della privacy italiano sul concetto stesso di privacy e sulla sua esistenza, propongo il ribaltamento assoluto del concetto stesso. Con l’invadenza e l’invasività degli smartphone (dalla quale non riusciamo a salvarci nemmeno spegnendoli), dovrebbe essere oggetto di un pensiero legislativo il pagamento dell’operazione che ogni utente fa nel consegnare i dati alla sua app preferita. Voglio dire chiaramente una cosa: se una app chiede dati privati, di geolocalizzazione, di acquisti, di preferenze attive, invece di estorcermeli in modo brutale mascherando tutto dietro condizioni contrattuali che nemmeno mi fa leggere bene, mi paghi per averli. Lo ripeto, mi paghi per averli.

Il concetto di privacy, invece, dovrebbe essere rivisto in senso fisico. Invece di lasciare tutti questi nostri dati in vari posti, dovremmo essere portati a coltivarli in un nostro server personale, protetto da una porta dalla quale potremmo far entrare (o non far entrare) consapevolmente chi vuole i nostri dati a dare una guardata. Ogni nuovo nato dovrebbe avere i suoi tera di spazio nei quali conservare, fisicamente, dentro la casa dei suoi genitori, collegato con una Vpn, i suoi dati davvero sensibili. Sto dicendo una stupidaggine? Forse si, ma forse no. Perché combattere gli smartphone per difendere il vecchio concetto di privacy, è come buttare fuori col cucchiaio l’acqua che la nostra barchetta sta imbarcando.

Image by Pexels from Pixabay

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