Schermi e bambini

Schermi e bambini, qual è la regola giusta?

In questo 2020 il rapporto tra schermi e bambini ci ha nuovamente tormentato, con i mesi di lockdown, le difficoltà ad andare avanti e lavorare e la didattica a distanza.

Non so tu, ma io mi ci sono massacrato con le crisi di coscienza sul tempo e sul modo giusto per lasciare mio figlio in compagnia di un tablet o di uno smartphone a giocare a un videogame o a vedere un film. Schermi e bambini, argomento spinoso. Non c’è che dire. La pediatria parla di un’ora al giorno per i bambini sopra i 4 anni, ma poi si spezzetta in regole e regolette che non ci danno la possibilità di adottare un criterio che lasci tutti sereni e non in preda a crisi di coscienza. Questo pezzo qui, per esempio, indica le regole dell’OMS: leggilo.

Le premesse su schermi e bambini

Non sono un medico e non voglio fare il medico. Tuttavia te lo dico, mi sembra assurdo avere la pretesa di mettersi, cronometro in mano, a dire quale timing è giusto. Si stima che nella loro vita, per motivi di lavoro o personali, questi figli staranno mediamente 56 anni davanti a un display. L’era che stiamo vivendo non può esimersi da questo e dal fatto che gli schermi sono la finestra dalla quale i bambini guardano il mondo. Nel ragionamento, tuttavia, tengo fermi un paio di punti nel rapporto tra schermi e bambini. Sotto il profilo fisico (e noi genitori che stiamo davanti a pc, smartphone e tablet ben più di loro lo sappiamo) stare più di un’ora fermi a fare qualsiasi cosa è dannoso per motivi fisiatrici e posturali. Quindi, anche se stanno facendo la cosa più istruttiva del mondo, i bambini vanno levati da quella situazione, anche per non affaticare gli occhi.

Il confine più sensato tra schermi e bambini

Con gli schermi i bambini chiamano nonni e amici, fanno scuola, leggono, imparano, esplorano, scoprono. E giocano. Ecco, i giochi: i videogiochi vanno verificati molto bene. La ripetitività delle azioni e il ritmo delle immagini, la successione dei colori e la musica sono elementi di valutazione: se il ritmo è troppo alto e il significato delle azioni che i bambini compiono durante il video gioco è di basso livello (tipo sparare a tutti), beh, vanno eliminati. Sono videogiochi che potrebbero dare problemi se “assunti” (leggi utilizzati) in quantità esagerate. Come allucinogeni camuffati.

I videogiochi, però, possono nascondere anche ottimi allenamenti sensoriali o operazioni didattiche ed educative. L’unico criterio che devi avere è guardarli con attenzione, valutarli e dire “sì o no”. Sempre controllando i tempi di permanenza sotto l’ora per i ragazzini.

Il problema dei soldi

Schermi e bambini, però, nascondono una problematica che può creare anche problemi… economici. Giochi come Fortnite, nel loro meccanismo, hanno bisogno di contributi in soldini per andare avanti, per far crescere l’avventura o le potenzialità del protagonista. Anche questo è un meccanismo che non bisogna imboccare. Questo meccanismo che tira dentro e la necessità dei tuoi euro per continuarlo è una tendenza che non mi piace e che provoca dipendenza nei più piccoli. Questo meccanismo, nei giochi per ragazzi, andrebbe vietato. Dovrebbero essere venduti solo giochi che hanno un unico costo: paghi e poi vivi l’esperienza dall’inizio alla fine.

L’unica legge che ti propongo

Se il bambino impara qualcosa, scopre, apprende, risolve problemi, moltiplica i sensi, allena l’attenzione, vive belle emozioni, lascialo davanti allo schermo prendendoti cura che sia ben seduto e stia bene. Se fa una cosa stupida, ripetitiva, inutile, ritmata, incalzante, immorale (tipo uccidere tutti giocando), beh, la risposta è no. E’ solo la mia esperienza di papà. Un papà tormentato dal rapporto fra schermi e bambini. Non voglio più star li ad analizzare ogni minima interazione fra mio figlio e le sue device: se sono virtuose, hanno senso. Se non lo sono, la risposta è no.

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