Coronavirus

Coronavirus: il compito più importante dei genitori

Abbiamo una possibilità di riscatto e non la dobbiamo fallire. Almeno questa.

Ho una riflessione che mi balla in testa da giorni e che devo consegnarti, ma prima vanno messe in ordine alcune cose in questa era del coronavirus (dico era perché son giorni, ma sembran secoli). In questo momento di difficoltà, lo avrai notato, il rapporto genitori-figli (separati e non) è stato distrutto e ricostruito dalla quarantena. I bambini e i ragazzi, al tempo del coronavirus, hanno perso il punto di riferimento della scuola, noi genitori le priorità che c’erano prima. In questa situazione siamo stati catapultati assieme ai nostri figli in una nuova dimensione del rapporto. Faccio un esempio simbolico: fino a ieri pensavo che mio figlio non avrebbe avuto un cellulare suo fino a 12-13 anni, adesso penso che potrebbero esserci degli ottimi motivi perché lo abbia subito. Fino a ieri mio figlio era con me al massimo 5-6 ore al giorno (sonno a parte), adesso più del doppio.

Come ci ha cambiato il coronavirus.

Con i bambini siamo diventati migliori, senza nemmeno accorgercene. Abbiamo più tempo per conoscerli, capirli, assecondarli e quando dobbiamo metterli al lavoro (perché, cacchio, dobbiamo lavorare anche noi), dopo un iniziale “Fai i compiti, l’ha detto la maestra” abbiamo dovuto cambiare tattica. Già, l’ordine non vale più, la tecnologia non è nemica o baby sitter, ma fa imparare, gli spiegoni sono più precisi (“Fai i compiti e li fai per te, per imparare cose nuove e diventare grande”), le pause dal lavoro sono partitone con la palla di pezza. Insomma, diciamocelo: la tua figura genitoriale ora è più debole e più scoperta, ma viene capita e apprezzata di più dai tuoi bambini. Adesso non devi fare il simpatico o il duro, caro genitore ai tempi del Coronavirus: adesso puoi anche piangere davanti a tuo figlio perché tuo figlio è preoccupato, a suo modo, quanto te e non puoi farci nulla. Io e Davide lo chiamiamo “Caccavirus” e spesso urliamo “Caccavirus sciò”. Se invece stai ancora recitando il ruolo di genitore che recitavi prima, mollami… datti una calmata. Quel ruolo che avevi prima del coronavirus non vale più.

La grande possibilità per salvare una generazione: ipotesi per il futuro.

Lo dicevo all’inizio: noi genitori cinquantenni abbiamo una grande possibilità di riscatto, ai tempi del coronavirus. Noi che abbiamo fallito le aspettative che avevamo, noi diventati grandi nella comodità e maturati tardi, noi che pensavamo di spaccare il mondo e ora non riusciamo a mettere via i soldi per l’università dei nostri figli, abbiamo in regalo da questa maledetta tragedia un’opportunità. Me ne sono accorto più da Sharinguncle che da Sharingdaddy perché ho parlato con alcune amiche di mia nipote Sofia e ho visto materializzarsi una grande sfida.

Stare nelle retrovie

Io e te, caro lettore o cara lettrice, abbiamo un compito da portare a termine che non possiamo sbagliare, per amore, per rispetto di chi è morto, per dovere verso chi verrà, per reazione alla bastonata ulteriore che ha preso la nostra realtà. Dobbiamo tirarci su, rimboccarci le maniche, stare nelle retrovie e accudire la generazione dei nostri figli perché adesso (e solo adesso) sappiamo che sarà una generazione che cambierà il mondo come non abbiamo potuto fare noi. Noi, generazione di falliti (basta guardare in faccia i governanti che abbiamo davanti per capire che lo siamo), dobbiamo solo accudire i ragazzi e portarli all’età adulta in condizioni di salute, di serenità e con un progetto di vita che sia davvero loro (e non nostro). Già, perché ai tempi del coronavirus, non puoi accampare pretese su tuo figlio e su quello che farà. Semplice il motivo: della società che vivremo non sai un cazzo, ma sai solo che chi hai messo al mondo la rifarà. Meglio.

Se sbagliamo anche questa.

Te lo ripeto. Dobbiamo solo fare questo: con qualsiasi lavoro, in qualsiasi modo, con qualsiasi mezzo, dobbiamo accudire i nostri figli stando in silenzio e un passo indietro a loro. Dobbiamo indicare loro soltanto un paio di cose: nella società che vivremo, la quale sarà come una società postbellica, ci sarà molto più da fare, cari figli nostri. Questo vuol dire che ci saranno molti più lavori di prima e molte più opportunità. Per coglierle, ragazzi, non potete però pensare di fare i panettieri, gli avvocati o gli ingegneri. Dovete, invece, avere progetti precisi e andare a cercare i lavori del futuro che possano appassionarvi. Dovete pensare a quello che farete guardando in avanti. Non guardando indietro, non guardando a noi, che ce l’abbiamo messa tutta, ma non siamo stati capaci di mettere un segno nella storia. Questa tragedia, però, ci ha dato una seconda chance, il compito più importante per noi genitori. Accudirvi fino a quando potrete andare in mare aperto e avrete trovato la vostra rotta verso un porto sicuro. Senza se e senza ma, stando un passo indietro. Riscrivete il futuro, ragazzi, che noi stiamo qui, un passo indietro, a portarvi da mangiare e ad applaudirvi. Dalle retrovie.

Foto di Marius Mangevicius da Pixabay

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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